Defibrillatori a Bologna: Salvati una Professoressa e uno Sportivo

A distanza di un giorno, a Bologna due persone in arresto cardiaco sono state salvate da due soccorritori occasionali che hanno utilizzato il defibrillatore

Il defibrillatore è uno strumento salvavita e dovrebbe essere presente in piazze, strutture pubbliche e private, questo lo sanno in molti. Ma le storie che vi stiamo per raccontare oggi sono sorprendenti, nonostante siano sempre più diffuse nelle nostre città cardioprotette.

Ci troviamo a Bologna, e a distanza di un giorno due persone sono state salvate grazie al defibrillatore usato in modo tempestivo da personale laico (cioè non medico, ma formato con un corso BLSD).

La prima storia vede come protagonista una professoressa 68enne della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Durante la lezione la professoressa ha accusato un malore di natura cardiaca all'interno dell’aula: il suo cuore è in arresto cardiaco. Pochi minuti per salvarla, anzi, pochissimi. Perché quando si è colpiti da un arresto cardiaco bastano pochi minuti per il manifestarsi dei primi danni irreversibili: per questo intervenire il prima possibile, cioè prima dell’arrivo di un’ambulanza, è fondamentale per salvare una vita. Gli studenti hanno immediatamente dato l'allarme, chiedendo aiuto al personale dell'Ateneo. Tra i presenti, uno degli addetti aveva sostenuto il corso BLSD ed era quindi a suo agio nell’utilizzare il defibrillatore presente all’interno dell’Università. Dopo l'intervento il ritmo cardiaco della professoressa è tornato a stabilizzarsi: sanitari e auto medica sono quindi arrivati sul posto e hanno portato la professoressa all'ospedale Sant'Orsola.

Sempre a Bologna e a solo un giorno di distanza, un uomo che si sta allenando in palestra si sente male durante un esercizio di allenamento su un macchina isotonica. Uno degli istruttori si è immediatamente accorto del malore e soprattutto della sua gravità: l’uomo è in arresto cardiaco e non c’è un attimo da perdere. L’istruttore, che possiede un brevetto BLSD, ha immediatamente cominciato il massaggio cardiaco e ha chiesto di recuperare il defibrillatore della palestra. Da luglio 2017 infatti, tutte le associazioni sportive dilettantistiche sono obbligate per legge ad avere un defibrillatore. L’istruttore ha applicato gli elettrodi al petto dell’uomo, e una volta che il defibrillatore ha erogato i primi schock, ha continuato con il massaggio cardiaco finché l’uomo non ha ripreso coscienza. Quando è arrivata l'ambulanza, l’uomo si era già ripreso.

Ma cosa accomuna queste due storie bolognesi a lieto fine? Senza delle persone in grado di agire e formate con un semplice corso BLSD di poche ore, e senza la presenza di un defibrillatore nelle immediate vicinanze (a pochi metri di distanza dall’evento cardiaco), la professoressa e l’uomo in palestra non sarebbero sopravvissuti all’arresto cardiaco. Per questo è fondamentale dotare il più possibile le nostre città e i nostri Comuni di defibrillatori accessibili a chiunque, e formare al tempo stesso delle persone che sappiano come agire.

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