Infarto: la Testimonianza di un Medico Colpito da Infarto

Dall’infarto alla mezza maratona: la storia di un medico colpito da infarto

Esortato a farlo da un amico, vi racconto brevemente la mia storia. Una bella giornata del giugno 2012, Monte di Portofino, camminavo su un sentiero da solo quando è arrivato lui. L’infarto. Una malattia, se vogliamo, oggi quasi banale ma che è ancora una delle prime cause di  morte nei Paesi occidentali.

Sono medico, ho riconosciuto i segni, mi sono trascinato fino a raggiungere una strada carrozzabile, lì ho chiamato il 118, in ambulanza pensavo di morire, di non rivedere più mia moglie e i miei figli, dicevo di fare in fretta perché sapevo quanto la tempestività possa essere garanzia di vita.

Ancora oggi, se penso  a quei momenti drammatici, mi commuovo. Sono stato rimesso in piedi all’ospedale di Lavagna e da lì è iniziata la  mia nuova vita. La malattia mi ha costretto a stare in un letto, nel reparto di Rianimazione, e poi di degenza a riflettere su come vivevo, quali erano state fino a quel momento le mie priorità. Allora ho scoperto che davo per scontate cose che scontate non sono, come gli affetti familiari, il rapporto con le persone vicine, mentre per me era importante il lavoro, il danaro e anche un po’ di ambizione nel mio ambito lavorativo. L’infarto mi ha costretto a pensare e a capire che quello che conta veramente nella vita sono proprio quelle cose che davo per scontate e che invece vanno coltivate e accresciute, come piante bisognose  continuamente  di attenzioni per poter germogliare e crescere.

La malattia come opportunità di cambiare, in meglio. Per esempio è cambiato il rapporto con i miei figli, sono diventato più affettuoso, forse anche più presente e mi sono accorto che questo cambiamento è stato percepito e apprezzato, tanto che oggi posso dire di avere uno splendido rapporto con loro (con mia moglie il rapporto è sempre stato ed è fantastico, non c’era bisogno di cambiarlo ma forse è diventato ancora più saldo). Per esempio ho pensato che fosse giusto aiutare chi è meno fortunato di me e ho iniziato a fare volontariato attivo mettendo a disposizione di persone disagiate le mie competenze.

La malattia come opportunità di cambiare, in meglio, anche nel fisico. È quello che è successo a me: ero un sedentario convinto e un po’ sovrappeso, oggi a distanza di  quasi 6 anni mi sto allenando per correre la mia prima mezza maratona a  ottobre, mica male no? (Dopo vorrei scrivere un libretto, «Dall’infarto alla mezza maratona», anche se dovessi arrivare buon ultimo). Ogni anno festeggio l’anniversario dell’infarto con una festa campestre sul Monte di  Portofino e non manca la torta con le candeline. Quest’anno ne spegnerò sei,  sei anni di vita nuova, e spesso mi dico: per fortuna che ho avuto un  infarto.

Non sempre la malattia è un evento solo negativo. Di anni oggi ne ho 67, lavoro a pieno ritmo, vedo tutto sotto una luce diversa e, non dovrei dirlo io, credo di essere migliore nel corpo e nello spirito.

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