Si Impara il Massaggio Cardiaco, Ma Non lo si Mette in Pratica Quando Serve

La rianimazione cardiopolmonare prima dell’arrivo dei soccorsi viene eseguita in solo il 15% dei casi

I corsi di formazione BLSD ci sono, e sono anche molti. Ma quando si tratta di passare alla pratica, quando cioè tutte le competenze sviluppate sul massaggio cardiaco e sull’utilizzo del defibrillatore possono servire a salvare una vita, sono in pochi a intervenire. Le statistiche internazionali parlano chiaro: in solo il 15% dei casi viene eseguita una rianimazione prima dell’arrivo dei soccorsi. Ma se questa percentuale aumentasse fino al 50-60%, cioè se ci fossero più persone che, assistendo a un arresto cardiaco cominciassero la rianimazione cardiopolmonare e utilizzassero un defibrillatore, si potrebbero salvare 100mila vite ogni anno.

Massaggio Cardiaco: Perché ci si Tira Indietro?

In caso di arresto cardiaco, tra agire e non agire si predilige la seconda: spesso lo si fa per un fattore emotivo, per il timore di sbagliare, o addirittura per non peggiorare la situazione. Ma la realtà è una sola: l’arresto cardiaco è la situazione di maggior pericolo per un individuo, che senza l’intervento di qualcuno morirà in pochi minuti.

La bassa sopravvivenza delle persone colpite da un arresto cardiaco è dovuta al fatto che la maggior parte degli episodi avviene sì in presenza di testimoni, ma non in luoghi pubblici: il 70% degli arresti cardiaci avviene infatti in casa. I familiari si fanno prendere dal panico, spesso non è presente un’altra persona che possa intervenire in modo distaccato, e lo stesso defibrillatore è ancora visto come uno strumento pericoloso e inquietante. A tal proposito, in un nostro precedente articolo ci interroghiamo sulla sicurezza del defibrillatore, chiedendoci se È Pericoloso Usare un Defibrillatore.

«Non stiamo facendo abbastanza — afferma Andrea Scapigliati, presidente di Italian Resuscitation Council e dirigente medico dell’Unità operativa di cardioanestesia e terapia intensiva cardiochirurgica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma —. Stiamo facendo molto dal punto di vista legislativo: possiamo essere orgogliosi in Italia di avere messo nero su bianco certi passaggi con la Legge Balduzzi sui defibrillatori nel mondo sportivo e anche con l’iniziativa dell’insegnamento obbligatorio del primo soccorso a scuola, ancora in fase di decollo. Ma proprio questo ci ha insegnato che tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare impetuoso, per cui dobbiamo mettere in pratica quanto previsto dalle normative. Le nuove generazioni si stanno impegnando più di altre, ma non è sufficiente. Stesso discorso per le società sportive e la Legge Balduzzi: non sappiamo quanti defibrillatori siano installati negli impianti e quante siano le persone formate al loro utilizzo».

È stimato che ogni anno muoiano circa 400mila persone in Europa per arresto cardiaco, 60mila in Italia; molte di loro si sarebbero potute salvare se fossero state soccorse in modo adeguato e immediato, ovvero nei primissimi minuti successivi alla perdita di circolazione. Se solo i testimoni di un arresto cardiaco iniziassero la rianimazione cardiopolmonare prima dell’arrivo dell’ambulanza, le possibilità di sopravvivenza aumenterebbero di 2-3 volte.


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